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[30 Giugno 2014 / Interventi / di Anna Gambato]

Responsabilità da PAS (Sindrome da Alienazione Parentale) e risarcibilità del danno.

Fonte di disgregazione familiare e sociale, oltre che di gravi danni alla serenità, all'equilibrio e, più in generale, alla psiche delle vittime del fenomeno è la cd. "alienazione parentale". Fonte di esteso dibattito, in dottrina, nel mondo scientifico e in giurisprudenza è la legittimazione giuridica del fenomeno e la risarcibilità del danno conseguente.
Ruolo centrale in questo dibattito rivestono i cd esperti.
E' quanto mai opportuno fare chiarezza sui diversi ruoli che può assumere il cd. esperto nel processo penale, civile, minorile, onde evitare distorsioni nell'evoluzione della vicenda giudiziaria.
E' bene distinguere sempre molto nettamente il ruolo del clinico, che ha il compito di effettuare diagnosi e di prescrivere una cura (in questo contesto è normale che si instauri una sorta di alleanza terapeutica tra professionista e paziente) dal ruolo del consulente, che può assumere le vesti, ora di consulente di parte della difesa, o dell'accusa, o di perito nel procedimento penale e di CTU nel processo civile e minorile.
Il perito/consulente interviene nel corso del procedimento, su incarico del giudice o della parte (accusa o difesa nel processo penale), con il compito di effettuare valutazioni tecniche in relazione al quesito che gli viene posto, cogliere i segni e gli indicatori correlati alla questione oggetto di analisi e valutazione, individuare eventuali atteggiamenti di simulazione, per poi demandare al "committente" la valutazione circa gli effetti giuridico-processuali dell'esito della valutazione.
E' fondamentale nell'ambito della consulenza in materia familiare che l'analisi sia estesa all'intero contesto familiare e socio-culturale di riferimento, con verifica diretta dei luoghi e di tutto ciò che funge da "contorno" (individuazione degli oggetti che compongono i "luoghi", collocazione, tipologia, ecc.) e colloqui personali con persone appartenenti al contesto medesimo.
All'atto di estrapolare i dati rilevanti per il processo, tratti dalle percezioni registrate dall'esperto nel corso dell'incarico, occorre considerare che il processo comunicativo si realizza solo per il 7% attraverso la parola, il restante 38% attraverso il cd paraverbale (tono e timbro di voce, ecc.) e il rimanente 55 % attraverso il non verbale (silenzi, postura, atteggiamenti...).
Tra le questioni più rilevanti che l'esperto è chiamato a valutare rientrano le tecniche di screditamento nei confronti del genitore alienato adottate dal genitore alienante, che possono essere volontarie o involontarie.
Si consideri che neppure nel nuovo DSM - V l'alienazione genitoriale viene fatta rientrare nel novero delle malattie mentali, ma viene considerata mero disturbo relazionale.
La PAS esprime una condizione relazionale, non individuale, non accertabile solo attraverso un processo psicodiagnostico: ecco l'importanza delle audizioni delle umanità di riferimento e la valutazione delle dinamiche relazionali espresse nel contesto di vita del minore.
Dal 2006 si registra un sensibile aumento dei casi di PAS.
La legge 56/2006 che ha modificato l'art. 155 codice civile con l'introduzione dell'affidamento congiunto, ha favorito l'affermarsi di una tendenza alla discriminazione nei confronti del padre, da parte delle madri. E si registra il fenomeno, solo apparentemente paradossale, dell'aumento del fenomeno della PAS a danno di padri avvocati.
Si segnalano tre disegni di legge sulla PAS che ancora giacciono nei cassetti del parlamento, il che evidenzia la difficoltà a trovare una adeguata normazione al fenomeno, di cui evidentemente, si teme la ingovernabilità degli effetti.
Eppure è estremamente urgente trovare la soluzione al problema, anche per arginare gli effetti deteriori che la PAS esercita sulla genuinità (quindi sulla attendibilità) della testimonianza del minore nel processo.
La PAS, dal punto di vista del rilievo penale del fenomeno può, se adeguatamente accertata, attraverso idonea consulenza/perizia, essere suscettibile di integrare il reato di maltrattamenti ai sensi dell'art. 572 del codice penale.
Le conseguenze in ambito civilistico della PAS sono:
1. la decadenza della responsabilità genitoriale (la "patria potestà" ante riforma)
2. l'affidamento al genitore alienante
3. l'allontanamento del figlio del genitore alienante dal gruppo familiare cui quest'ultimo appartiene
4. la riduzione dell'assegno di mantenimento ex art. 709 ter codice procedura civile (Cass. Civ. I, n. 7454/2012)
5. il risarcimento del danno non patrimoniale per avere, il genitore alienante, ostacolato il diritto di visita del genitore alienato (il rifiuto del figlio di frequentare il genitore alienato deve essere immotivato).
Purtroppo ancora oggi la PAS non è riconosciuta da tutta la comunità scientifica, il che alimenta la tendenza a non nominarla come tale nei provvedimenti giudiziari: si vuole, con questa "cautela" evitare il rischio che la pronuncia venga impugnata per vizio di "inattendibilità scientifica".
Esecrabile la tendenza di molti giudici a demandare al CTU la decisione della causa, tendenza alla quale il legislatore ha tentato di porre argine, con la Legge 154/2013, che ha introdotto in particolare l'art. 337 octies codice civile (in vigore dal 7/2/2014), responsabilizzando maggiormente il giudice nella "gestione" della causa, rendendo quasi sempre obbligatoria l'audizione diretta del minore, il che dovrebbe consentire al magistrato giudicante di "riappropriarsi del contesto".